Villa Zoja

Via Libertà 84, 20863 Concorezzo (MB)

Villa Zoja

Residenza dei conti Rabbia nel Seicento, la villa passa ai Cantoni (1838), quindi ai marchesi Del Carretto, poi al conte Lodovico Melzi (1870), che nel 1895 la vende ai fratelli Zoja. La pianta è ad L col blocco padronale nel lato Est dotato di un loggiato a 3 fornici architravati, divisi da 2 colonne. La facciata presenta un balconcino pseudo-barocco e finestre con cornici a rilievo. L’interno è quasi totalmente occupato dal salone di rappresentanza. Dal portico parte uno scalone verso il primo piano, dove c’erano le camere. Sul lato esterno dell’ala Nord vi è un cortile d’ingresso che comprendeva un settore di servizio e sale di soggiorno, aperte sull’ampio giardino, nel quale vi sono numerosi alberi di alto fusto, tra cui un cedro antico di 2 secoli.

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Villa Zoja

Le “ville di delizia”
Ogni villa nasce e si sviluppa intono due cardini: piacere e utilità. Infatti, non esiste villa senza un suo gusto, sobrio o meno, e senza fondi agricoli annessi.
La residenza di campagna in terra di Brianza ha origini cinquecentesche; il Seicento è il secolo della metamorfosi che renderà in un certo senso omogeneo, nel secolo successivo, le dimore patrizie di campagna; tutte indicate – impropriamente o no – coll’appellativo di “villa”.
Col Settecento prende il via l’età d’oro della villa briantea. Per i nobili milanesi non è un semplice investimento, ma uno status symbol che riflette la personalità del singolo proprietario.
Molti tra la fine del Settecento e la prima parte dell’Ottocento scrivono sull’amena Brianza, chi per cantarne le bellezze (il Parini, il Monti, …), chi per dettagliarne la storia (i fratelli Cesare e Ignazio Cantù), chi ancora per fornirne una lettura scientifica (il Cattaneo e molti altri personaggi minori coi loro studi e scritti particolari).
È questa una sorta di attestazione della centralità del nostro territorio per le persone che al tempo costituivano la parte più influente ed avanzata della società milanese.
Tanti borghi dall’alta pianura asciutta fino alle creste del Resegone e tantissime ville, pensate e costruite per arrivare all’angolo più bello, al terrazzamento più panoramico, alla quiete più piena, alla distanza più consona, agli interessi più prossimi, alle aspirazioni più intime, insomma un ampio ed assortito ventaglio di motivazioni.
Differenze di partenza, ma affinità esecutive. Un’unica matrice conferisce canoni unici alla villa di delizia, un intervento puntiglioso dell’uomo sull’ambiente naturale, dove l’elemento tipico è lo scorrere dell’esterno negli interni e viceversa, senza fratture, in ritmi fluidi, con la stessa disinvoltura del libero muoversi dell’aria. Ecco perciò le ville con portici a piano terra, senza gradini; i saloni-vestibolo, con aperture sulle due fronti, in modo che, a porte aperte, l’occhio superi il vano architettonico e vada a ritrovare lo spazio verde retrostante.
Contesto scenografico, dettato dagli incrementali rilievi, che dall’alta pianura asciutta su cui ci troviamo vanno alle vette più alte delle Alpi Retiche, e “Salubrità del clima della Brianza”, come dissertava Nazaro Scanagatta nel 1833:
“Chi lasciando a tergo una delle basse città mette il piede nella Brianza, appena i suoi polmoni ne hanno respirata quell’aura purissima e piena di vita, appena il suo sguardo si è aggirato sul bello delle scene incantatrici che lo circondano, ch’egli si sente come rinato a nuova vita, ogni fibra si scuote, un insolito vigore s’impossessa delle sue membra ed una gioja non mai più provata per lo innanzi, e che tutte discaccia le noje cittadinesche, …….”

Il noto storico lombardo Cesare Cantù, nella sua “Grande illustrazione del Lombardo-Veneto” parlando del VII Distretto della Provincia di Milano, per intenderci quello di Vimercate, a cui Concorezzo appartiene, racconta:
“In generale il territorio è coltivato a cereali, viti o gelsi, ……..Dal suolo quasi tutto in piano sorgono qua e là ridenti poggi, donde l’occhio si ricrea di deliziosi giardini e di belle villeggiature: perrocché qui comincia la Brianza, e se ne respira l’aria salubre. Gli abitanti sono pressoché tutti dediti all’agricoltura; alcuni al commercio, delle granaglie, alla manifatture del cotone ed alla trattura della seta.”
Le popolazioni dei nostri vecchi borghi, attori muti di questo fiorire.
Senza quella rispettosa convivenza, educazione e rispetto, senza le loro salde braccia per lavorare i campi curati e ogni tipo di ortaggio o pianta da frutto, senza le numerose botteghe di valenti e precisi artigiani, senza donne forti e delicate (“quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo” – come racconta il Manzoni nell’episodio della madre di Cecilia dei Promessi Sposi) nel rammendare stoffe e filare la seta, forse i cittadini patrizi avrebbero scelto un altro posto per le loro dimore.
La storia della villa
Questa solida e ordinata residenza nobiliare la dobbiamo in primis ai Rabbia, milanesi e conti dal 1529, che dal Seicento intrapresero investimenti in case e terreni fuori dalle mura cittadine.
Nel borgo degli spilli negli ultimissimi anni del Cinquecento troviamo Gerolamo Rabia “proprietario”, quindi la figlia Cassandra, poi nel 1610 Elena Rabia, vedova di Cesare de Capitani.
Si arriva al catasto detto di Carlo VI (metà del Settecento) con l’edificio a L riconoscibile; la nota nel sommarione recita:
posiz. 425 Rabbia cte don Francesco fu Gio. - Casa di propria abbitazione comp.o (compreso) il giardino in mappa N. 273, in tutto 11 4
Il conte Francesco Rabbia (o Rabia), con testamento del 6 maggio 1758, istituiva don Giuseppe Maria Calchi, figlio del sergente maggiore don Ottaviano Rabbia, cugino di Francesco e dottore collegiato di Milano, suo erede universale “ …. a condizione che lo stesso mio erede si facci nominare col cognome dei Rabbia…” lasciandogli oltre le case tanto da nobile quanto da massaro, fattore e pigionanti, il giardino, gli orti, i campi e le vigne esistenti nel territorio di Concorezzo (338 pertiche di terreno).
Dopo la morte del Calchi tali beni vennero “rilasciati” alla nobildonna Carolina Carcano ved. Calchi, che rimasta vedova portò questi beni in dote al nuovo marito il conte Antonio Crevenna, feudatario di Bornago, Ciambellano delle LL. MM. Reg. Apost. e regio intendente.
Nel 1838 l’intera proprietà passa ai Cantoni.
L’attuale complesso, comprendente villa e giardino, lo si deve all’affermato agronomo Gaetano Cantoni (Milano, 5 settembre 1815 – Milano, 18 settembre 1887). Laureato in medicina all'Università di Pavia, nel 1837 diviene luogotenente di Carlo Cattaneo durante le Cinque giornate di Milano; emigrato in Svizzera, dove più tardi, nel liceo del Canton Ticino a Lugano, avrebbe insegnato chimica e scienze naturali, torna in patria alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Nel 1861 è chiamato a dirigere la scuola agricola creata da un'associazione di comuni lombardi a Corte Palasio, nei pressi di Lodi. Tra il 1866 e il 1870 insegna agronomia presso il Regio Istituto Tecnico di Torino, fino a quando la Provincia di Milano non fonda la Scuola superiore di agricoltura di Milano, seconda solo a quella creata a Pisa da Cosimo Ridolfi prima del '48.
Nel Catasto del Lombardo Veneto (1856) troviamo le seguenti annotazioni:
posiz. 165 Cantoni Gaetano fu Tobia c. s. giardino 1 84
posiz. 166 c. s. (ex 425-424 e 273-274) c. s. casa di villeggiatura 1 85
posiz. 167 c. s. campello di casa orto ( o aratorio) 4 88
posiz. 168 c. s. la favorita -già dei Rabbia - aratorio vitato, gelsi 29 38 03
posiz. 169 c. s. Corso del borgo casa colonica 00 49
Gaetano Cantoni, tra i consiglieri comunali della prima giunta del Regno d’Italia, offre un locale della sua villa per le adunanze per un affitto di 121 lire l’anno.
Da questi la villa passa alla marchesa Teresa del Carretto Corio , poi al conte Lodovico Melzi , dal quale con atto in data 19 Dicembre 1895 la acquistano infine gli Zoja, dai quali prende il nome la villa odierna.
I signori Zoja la conservarono infatti per quasi un secolo ma, non avendo eredi, si accordano con l’amministrazione comunale per il passaggio di proprietà. Negli anni Ottanta del Ventesimo secolo la villa è stata sede del consiglio comunale e della biblioteca.
Aspetti architettonici
Nonostante un certo aspetto tipico delle costruzioni signorili minori barocchette, la villa ha un suo nucleo originale nel Settecento, per poi prendere le forme attuali con i marchesi Del Carretto, che operarono mimetizzazioni neo-settecentesche di gusto eclettico.
L’edificio è posto in posizione strategica; collegato alla via, un tempo unica, che da sud a nord attraversava il borgo, è nel contempo circondata a nord dalle abitazioni rurali (ancora riconoscibili) e a est dal grande parco.
Nel blocco padronale si individuano tre porzioni ben distinte, nonostante il medesimo filo di gronda:
 la porzione est, costituente in certo senso il corpo principale o almeno quello di rappresentanza, con il tradizionale loggiato a tre fornici architravati (qui posto eccentricamente), balconcino pseudo-barocchetto sopra il vano centrale e finestre aventi pure cornici a rilievo di tipo neo-barocco. All’interno vi predomina il salone maggiore, in corrispondenza del loggiato stesso, con poche altre sale laterali di soggiorno di un certo respiro, oltre allo scaloncino che è posto all’innesto con l’ala e sbarca nel portico, secondo uno schema tradizionale, con arco mistilineo. Sotto il portico è ripetuto lo stemma con l’aquila inquartata, antica insegna dei Melzi.
 l’ala, assai meno profonda del corpo principale e piuttosto allungata a ovest, comprende a sua volta un settore intermedio di servizio
 la testata (avente diversa profondità di fabbrica e versi ritmi formali nelle aperture) dell’ala, che sembra essere la porzione più recente, ed è strutturata in altre sale di soggiorno, anche perché favorita dalla felice esposizione a sud e a ovest e dall’aprirsi nel cuore del giardino
Dalle poche decorazioni, compresi i vari soffitti lignei a cassettoni o rivestiti successivi, la villa nel suo complesso con molta proprietà conserva l’aspetto romantico ottocentesco.
Lo schema distributivo delle camere del primo piano rivelava un criterio funzionale piuttosto moderno, con un corridoio (ora rimosso) di disimpegno e con la camera padronale con alcova nella testata.
Interessante è la soluzione del cortiletto d’ingresso, a nord della villa, gustosa soluzione romantica neo-gotica, in netto contrasto formale con il neo-barocchetto riservato alla villa padronale; i corpi di servizio che vi prospettano sono infatti decorati da fasce orizzontali in contrasto cromatico, dalle cornici con le finestre affrescate in forme neo-gotiche, in un’accezione che si direbbe veneziana; così pure il portico passante che collega questi corpi alla villa è risolto con fasce colorate analoghe, archi diseguali ad ogiva e merlatura (non più visibili) superiore di forme “castellane” anglicizzanti.
Attorno alla villa, su tre lati, sussiste il grande giardino paesaggistico, capace di conferire nell’insieme un aspetto ambientale ormai abbastanza raro in questi settori della bassa Brianza, soffocati dall’espansione edilizia, con l’ovvia conseguente progressiva compromissione delle isole verdi dei giardini storici, già annessi alle ville.
La storia recente (anni ’70) e i lavori al piano superiore
Villa Zoja è ubicata nel pieno centro storico di Concorezzo e costituisce con il magnifico parco un complesso di particolare interesse storico e collettivo.
In Brianza, durante i secoli XVIII e XIX, la nobiltà terriera ha realizzato diversi interventi edilizi importanti come Villa Zoja, adibita a residenza stagionale. Il complesso di Villa Zoja si presenta oggi come un elegante esempio d'edificio residenziale di stile Sette-Ottocentesco, con giardino di stile paesaggistico sistemato in periodo ottocentesco. Il palazzo deriva dalla trasformazione di una precedente residenza nobiliare appartenuta alla famiglia Zoja, giunta a Concorezzo intorno al XIX secolo.
La Villa, ha subito diversi passaggi di proprietà nel corso degli anni: La Villa e il Parco di comproprietà di Zoja Vittoria, Zoja Bianca e Zoja Avv. Mario, già apparteneva ai loro genitori che ne fecero acquisto dal Conte Lodovico Melzi con Atto del 19/12/1895 Dep. 2977/1334 dr. F. Patellani. Fino dal precedente proprietario era coltivata a giardino, con arbusti di essenze pregiate e alberi secolari in parte ancora esistenti ed in parte sostituiti dagli Zoja, che con personale dipendente continuarono a curarne la sua destinazione a giardino. La proprietà era interamente chiusa da ogni lato con mura di cinta, entro il perimetro della quale, oltre le costruzioni rustiche, vi era una villa di circa una ventina di locali, che si riteneva fosse stata costruita verso la fine del 1700 o ai primi del secolo successivo. La villa era abitata nel periodo estivo ed autunnale dagli Zoja.
Nel gennaio del 1967 l’avv. Mario Zoja e le sorelle Vittoria e Bianca Zoja, presentarono un’istanza alla Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, al fine di ottenere un vincolo sulla Villa Zoja con annesso il Parco giardino, ai sensi della Legge del 1° giugno 1939 n. 1089, sulla tutela delle cose di interesse artistico e storico.
In data 4 maggio 1968, il Ministro della Pubblica Istruzione ritenne l’immobile “La Villa Zoja con Parco” di interesse particolarmente importante ai sensi della citata legge, perché interessante villa del XIX sec. con annesso il magnifico Parco e ne decretò la tutela.
La Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, in data 18 giugno 1968, trascrisse tale decreto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari ed avrà efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo. (Vedi All.3 : Villa Zoja con Parco: Documenti Pratica n. 4293 Not. 508, Archivio Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Milano).
Dalla relazione per i lavori di recupero del 2008/09.
Numerosi interventi di ristrutturazione, recupero e consolidamento strutturale hanno interessato la Villa Zoja nel corso degli anni ’80 e ’90 del Novecento.
In particolare il tetto del corpo principale della villa è stato interessato da interventi di manutenzione straordinaria, volti al completo rifacimento del manto di copertura e della struttura lignea secondaria; nessuno di questi interventi ha però mai previsto la revisione o il rifacimento della struttura lignea principale.

Si descrivono di seguito le caratteristiche, ambiente per ambiente, dei manufatti oggetto di opere di pronto intervento di restauro
Ambiente “1” - Superficie soffitto mq 31.10 ca.
Descrizione - Il grande ambiente al di sopra del portico presenta una suddivisione originaria in due ambienti più piccoli identificati con i numeri “1” e “1bis”, (vedi pianta allegata).
Il soffitto voltato dell’ambiente “1” è caratterizzato da una tinta color avorio monocroma, non presenta decorazioni, ad eccezione del frammento di cornice di colore marrone situato lungo il lato est vicino la trave lignea di divisione con l’ambiente “1bis”.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione del soffitto appare discreto, si tratta di una stesura di impasto di malta chiara dello spessore di alcuni centimetri applicato su di un supporto eseguito in canne di bambù intrecciate. Su tutta l’estensione del soffitto sono distribuiti fori del diametro di due centimetri circa utilizzati per l’ancoraggio del controsoffitto rimosso, al di fuori di questi fori sporgono i cavetti metallici di ancoraggio.
L’area di innesto tra il soffitto voltato e le pareti è caratterizzata dall’applicazione di strati di malta grigia probabilmente cementizia applicata a cazzuola, in modo disomogeneo. Sulle superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “1bis” - Superficie soffitto mq 15.55 ca.
Descrizione - Questo soffitto voltato, adiacente il precedente, dal quale è diviso da una trave lignea, denuncia le diverse fasi esecutive che hanno contraddistinto il cambio di destinazione d’uso degli ambienti del primo piano negli anni in cui la villa è stata abitata. La metà del soffitto della sala orientata ad est risulta integra, vi appare una decorazione pittorica geometrica con ampie fasce turchesi su fondo bianco, al di sopra delle quali sono sottili fasce geometriche gialle disposte anche lungo il perimetro del soffitto. E’ possibile (si tratta solo di deboli tracce) che le fasce gialle culminassero nel centro del soffitto con una decorazione simile ad uno stemma. I pigmenti, applicati con legante a tempera1, sono stesi su un impasto di malta di colore bianco /grigio con inclusi bianchi e neri, dello spessore di due cm circa applicata ad un supporto in canne di bambù intrecciate. La metà del soffitto decorato, orientata ad ovest, di questa sala, è andata perduta. Rimangono solo tracce perimetrali, sia della struttura ad incannucciato, sia dell’intonaco decorato turchese e giallo. La tecnica esecutiva di stesura dei pigmenti con legante a tempera è stata confermata dalle analisi effettuate sui prelievi del soffitto dell’ambiente “ 3”. Tali risultati di laboratorio sono contenuti in una relazione allegata alla documentazione sulla prima fase di saggi alla villa. Ciò che è attualmente visibile è un soffitto ligneo a cassettoni costituito da quattro travetti alternati a pannelli lisci, tinteggiato di colore bianco.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione della porzione di manufatto decorato appare discreto, si evidenzia la presenza di fori del diametro di due centimetri circa dai quali fuoriescono cavetti metallici utilizzati per l’ancoraggio del controsoffitto preesistente. Si evidenzia inoltre, l’applicazione parziale sulla superficie decorata, di almeno due fogli di carta di colore verde scuro, al centro del quale sembra essere conservato il lacerto di uno “schizzo a carboncino nero”. Lo stato di conservazione del legno del soffitto a cassettoni non è buono, si riconoscono evidenti tracce di umidità probabilmente causate da acqua proveniente dal sotto tetto e sconnessure lignee non gravi. Il perimetro di questo piccolo ambiente, così come il precedente, è caratterizzato nella zona di innesto tra il soffitto voltato e le pareti, da spessi strati di malta cementizia grigia applicati a cazzuola in maniera disordinata. Sulle superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “2” Superficie soffitto mq 17.02 ca.
Descrizione - L’ambiente “2” è attualmente diviso, dalle sole pareti, in n.5 piccoli ambienti destinati ad un disimpegno, uno sgabuzzino, un antibagno e due bagni. Il soffitto originale, ligneo a cassettoni, indica invece una originaria distribuzione in 2 ambienti, uno piccolo che avrebbe potuto essere un piccolo corridoio, tinteggiato di colore rosa, ed un unico grande ambiente con il soffitto ligneo tinteggiato di colore avorio.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione del soffitto ligneo è discreto, in particolare si evidenzia la presenza di estese macchie causate da umidità probabilmente proveniente dal sottotetto, un generale cattivo stato della tinteggiatura che è distaccata sotto forma di scaglie, sconnessure di non grave entità delle porzioni lignee; la presenza degli strati di colore nasconde in parte lo stato di conservazione del legno. Si evidenzia inoltre la presenza di fori del diametro di due centimetri circa dai quali fuoriescono cavetti metallici utilizzati per l’ancoraggio del controsoffitto preesistente. Sulle superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “3” - Superficie soffitto mq 26.32 ca.
Descrizione - Il soffitto voltato di questa sala è diviso da due travi lignee in tre aree speculari decorate. La decorazione gioca sui toni grigi dei fondi, alternati a finte cornici lignee perimetrali eseguite in tonalità diverse di marroni. Le travi lignee divisorie sono anch’esse decorate con finte cornici. Tutta la decorazione, sia inerente i soffitti, sia le travi, è eseguita su di una malta dello spessore di alcuni centimetri applicata su di una struttura intrecciata di canne di bambù.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione dei manufatti appare generalmente discreto, si evidenzia una sola area di degrado piuttosto grave in corrispondenza della zona dipinta centrale, parete sud, dove alcune porzioni di intonaco dipinto sono cadute di recente e lasciano intravedere la struttura ad incannucciato. Le aree limitrofe alla perdita di materiale risultano lesionate e deformate sotto forma di “spanciamento”. Si evidenzia la presenza di fori del diametro di due centimetri circa, dai quali fuoriescono cavetti metallici utilizzati per l’ancoraggio del controsoffitto preesistente. Da evidenziare inoltre la rimozione mediante probabile taglio praticato con attrezzo meccanico, di porzioni di manufatto di forma quadrata, in corrispondenza delle due travi. Tale intervento ha permesso di posizionare puntelli per la messa in sicurezza del soffitto della sala. Lungo tutto il perimetro dell’ambiente, nell’area di innesto tra il soffitto voltato e le pareti sono strati di malta cementizia applicati a cazzuola in maniera disomogenea. Sulla superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “4” - Superficie soffitto mq 43.16 ca.
Descrizione - Il soffitto voltato della sala “4” è caratterizzato da una suddivisione in tre grandi pannelli rettangolari, divisi da tre travi lignee, ortogonali alle pareti lunghe. Il perimetro di ciascun riquadro e le travi sono caratterizzate da una decorazione a “finte cornici” eseguita nei toni del marrone. I tre soffitti voltati sono invece decorati con grandi fasce oblique colorate nei toni del verde, blu e viola, su fondo bianco. La decorazione è stata eseguita con legante a tempera, stesa su intonaco dello spessore di alcuni centimetri, applicato su di una struttura in canne di bambù.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione dell’intero soffitto è discreto; fa eccezione il rivestimento in bambù e intonaco della terza trave verso il prospetto nord, che è andato quasi completamente perduto. Si rilevano inoltre fori e cavetti metallici apposti per il sostegno del controsoffitto in cartongesso preesistente, pennellate bianche non pertinenti la decorazione, alcune fratture dell’intonaco non recenti e non particolarmente estese, un generale ingrigimento della decorazione pittorica. Il rivestimento decorato delle travi è stato rimosso con strumento meccanico in porzioni di forma quadrata, per permettere l’inserimento di puntelli che garantissero la messa in sicurezza del soffitto dell’ambiente. L’area di innesto tra il soffitto voltato e le pareti è caratterizzata dall’applicazione di strati di malta cementizia applicata in modo disomogeneo mediante cazzuola. Sulle superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “5” - Superficie soffitto mq 8.36 ca.
Descrizione - Il soffitto di questo piccolo ambiente, di forma rettangolare, farebbe pensare ad una destinazione come corridoio o stanza di passaggio, non presenta decorazioni, ma un cassettone ligneo costituito da alternanza di travetti e pannelli lisci. Tutta la superficie lignea presenta una tinteggiatura di colore rosa. Da mettere in evidenza i lacerti di un bordo in carta decorato “ad ovuli”, applicato lungo il perimetro del soffitto. Si ipotizza che il soffitto ligneo attualmente visibile fosse originariamente celato dall’applicazione di fogli di carta decorata a finto legno/ porzioni di tela, della quale si scorgono alcuni frammenti ancora attaccati a perimetro.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione del manufatto è generalmente discreto, un unico pannello ligneo risulta danneggiato. Sulle superfici si rilevano macchie estese causate da umidità probabilmente proveniente dal sotto tetto, depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele. Si rilevano inoltre fori e cavetti metallici apposti per il sostegno del controsoffitto in cartongesso preesistente.
Ambiente “6” - Superficie soffitto mq 30.45 ca.
Descrizione - Questo soffitto voltato, in assoluto il più danneggiato, è quello in corrispondenza del quale nel corso del mese di aprile c.a. si è verificato il cedimento localizzato di una delle travi di sostegno2. Il cedimento ha trascinato con se parte della struttura in bambù che adesso risulta solo parzialmente ancorata e fortemente deformata, il rivestimento della trave (incannucciato, intonaco, strati pittorici) è andato quasi completamente perduto. Attualmente a sostegno della struttura costituente il soffitto originale è stata posta una struttura in piani e tubi di acciaio. Tutta l’area del soffitto è suddivisa da una grande trave lignea, in due spazi di uguale misura, che presentano una decorazione speculare. Su un fondo di colore avorio sono cornici e partiture geometriche di colore turchese; decorano i lati brevi due grandi conchiglie; al centro è una composizione a motivi floreali, nei toni del giallo, arancio, rosa e turchese. Le travi lignee ed il perimetro delle due aree in cui è suddiviso il soffitto sono decorati da cornici dipinte di colore grigio. La tecnica esecutiva della decorazione è la medesima degli altri ambienti, applicazione di pigmenti “a tempera”, su un intonaco di colore chiaro dello spessore di alcuni centimetri, steso su una struttura ad incannucciato.
Stato di conservazione - Lo stato di conservazione del soffitto è discreto solo per le zone non interessate dal cedimento localizzato. Si rilevano comunque lesioni recenti, macchie causate da umidità, gore. Tutta la superficie è interessata da fori e cavetti metallici utilizzati per l’ancoraggio del contro soffitto preesistente. Sulle superfici si rilevano depositi di polvere coerente ed incoerente, particellato atmosferico, ragnatele.
Ambiente “7” - Superficie soffitto mq 39.35 ca.
Descrizione - L’ambiente “7” presenta un soffitto ligneo a cassettoni, con alternanza di travetti lignei e pannelli lisci. I pannelli presentano una colorazione avorio, i travetti una tinteggiatura marrone.
Stato di conservazione - Il legno appare in stato di conservazione accettabile nell’ipotesi di un recupero conservativo, si notano comunque ampie macchie dovute alla presenza di umidità e di acqua probabilmente provenienti dal sottotetto, piccole parti ammalorate, perdita di frammenti, deterioramento superficiale generalizzato, spessi depositi di polvere, un generale cattivo stato della tinteggiatura. La superficie è interessata da fori e cavetti metallici utilizzati per l’ancoraggio del contro soffitto preesistente. Si fa presente che nel corso dell’ultimo sopralluogo a tutti gli ambienti, effettuato nel mese di dicembre 2009, nell’ambiente 7 si è rilevata una perdita di acqua meteorica proveniente dal sottotetto, di tale entità, da imbibire l’area del soffitto ligneo interessata e permanere per giorni sulla pavimentazione sottostante. Questo aspetto, legato alle basse temperature stagionali potrebbe creare danni estesi non reversibili.
Nota: l’area di separazione tra l’ambiente “6” e l’ambiente”7” è caratterizzata dalla presenza di una struttura in travi di ferro, impasto di cemento e laterizi. Questa struttura, probabilmente apposta come rinforzo per il soffitto, è certamente recente. In questa fase di pronto intervento di restauro si è deciso di non rimuoverla, questo perché le vibrazioni legate ad un eventuale smantellamento creerebbero un impatto molto forte sui manufatti, con la conseguenza di aumentarne in modo esponenziale il degrado.
La “cisterna”
Nel 2010, durante i lavori di rifacimento dell’area feste, venne ritrovato un ampio locale interrato con struttura a mattoni. Chiaramente storico e legato alla villa, venne immediatamente identificato come una “cisterna”.
In assenza di definitive conferme, potrebbe pure trattarsi di un locale ad uso cantina, in quanto la grande villa ne è sprovvista e la sua posizione è prossima ai locali di servizio.
Nei secoli scorsi era assai ricorrente l’utilizzo di spazi ricavati sotto il livello del suolo, quindi isolati e a temperatura costante, per l’accumulo della neve (o ghiaccio) o delle vettovaglie.
Guardando alle forme della “cisterna ritrovata”, nitidi sono i richiami alle cantine in mattoni con soffitto a botte ancora oggi esistenti nelle vecchie corti.
Lavori di riqualificazione
Il progetto, partito nel 2016 per un costo di 193.000€, nel suo complesso ha riguardato tre diversi ambiti funzionali: la Villa, l’Area Feste e il Parco.
In sintesi le opere sono state:
 nuovo ingresso pedonale su Via Libertà; quello precedente verrà utilizzato solo in caso di eventi che riguardino esclusivamente l'ex sala consigliare
 intercapedine lungo il perimetro di facciata della Villa per la porzione che si rivolge al nuovo percorso pedonale e alla Via Libertà
 Area giochi 1 dedicata ai bambini (fascia di età 0 e i 12 anni) e Area gioco 2 dedicata ai ragazzi (dai 12 anni in su); la pavimentazione, antitrauma, è trattata con un ghiaino alluvionale. Nei pressi dell’area giochi si inserisce un nuovo percorso naturalistico in calcestre lungo il quale si collocano due aree di sosta arredate con nuove panchine e una fontanella