Chiesa di Sant'Eugenio
Piazza Sant'Eugenio 1, 20863 Concorezzo (MB)Chiesa di Sant'Eugenio
E’ la chiesa più antica di Concorezzo, già citata nel IX sec. Nell’853 passò al monastero di Sant’Ambrogio e quindi alla basilica di San Giovanni in Monza. La visita pastorale del 1570 riporta che un’immagine della Madonna aveva dato “signa miraculosa”. In quei tempi di fianco alla chiesa vi erano 6 locali, occupati dalle “vergini di Sant’Orsola”. La chiesa, anticamente ad una sola navata, fu ampliata nel 1928 a 3 navate. La facciata è in stile romanico, con il tetto a campana, sormontato da una croce. Sopra la porta centrale vi è un grande rosone. Il campanile presenta mattoni a vista. All’interno vi sono tre navate, separate con archi a tutto sesto, sostenuti da colonne di granito. Il soffitto è a cassettoni.
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Chiesa di Sant'Eugenio
1909 La chiesa prima dell'ampliamento
1928 - Disegno ampliamento della chiesa a cura dell'arch. Mons. Don Giuseppe Polvara e del perito edile Vittorio Villa
Vista attuale
Interno della chiesa
Madonna con Bambino e Angeli di epoca quattrocentesca realizzata a tempera nell'abside della chiesa di S. Eugenio
Affresco di epoca cinquecentesca raffigurante l'immagine della Madonna dell'aiuto considerata miracolosa
Immagine di S. Eugenio
Primi anni del '900 - La grotta della Madonna di Lourdes nel cortile di S. Eugenio
Anni 90 del '900 - Ristrutturzione dell'edificio adiacente alla chiesa per l'associazione Volontariato S. Eugenio
E’ la chiesa più antica di Concorezzo. Essa è sorta assai prima dell’anno Mille: un autore ne attesta la presenza già nell’anno 803. Di poco più tardi è il primo documento ufficiale, costituito da una disposizione testamentaria dell’anno 853, conservata nell’Archivio di Stato di Milano. In essa due ricchi fratelli di Agrate, il sacerdote Deusdedit e il diacono Senatore, che avevano fatto costruire questa chiesa e ne erano i proprietari, la donarono al monastero di Sant’Ambrogio in Milano, con l’obbligo che vi si celebrassero Messe e vi si tenessero accesi in perpetuo dei lumi.
La sua posizione, al di fuori dal borgo e all’incrocio delle strade che da Milano e da Monza portano a Bergamo, denota che essa rappresentava una meta religiosa a disposizione del viandante.
Due ipotesi sul Santo
La prima ipotesi sulla dedicazione della chiesa riguarda il grande Vescovo di Milano Eugenio, vissuto nel secolo VIII e molto venerato nella diocesi come Santo. Interessante è sapere, come scrive il Dozio nel libro “Vimercate e la sua pieve”, che Sant’Eugenio fu “Franco di nazione e patria, confessore di Carlo Magno, di specchiata virtù e generoso difensore del rito ambrosiano”. Infatti Carlo Magno aveva annullato vari riti minori per unificarli nel rito romano, ma salvò il rito ambrosiano, per l’intervento proprio del vescovo Eugenio. Secondo una vecchia leggenda il Santo, per indurre Carlo Magno, giunto a Milano, a conservare il rito ambrosiano, fece mettere sull’altare due messali chiusi, uno di rito romano e l’altro di rito ambrosiano. Si fece promettere dal re di conservare il rito di quel messale che si fosse aperto da sé. In presenza di numeroso popolo si aprì da sé il messale ambrosiano e il re mantenne la promessa, riconoscendo il miracolo come segno della volontà di Dio.
Alla sua morte il vescovo Eugenio fu seppellito nella chiesa di Sant’Eustorgio in Milano. Nella stessa chiesa ora si venera una sua statua marmorea molto antica.
Il culto di Sant’Eugenio è sempre stato molto sentito a Milano e nella nostra zona fin dai tempi antichi. Ogni anno a Concorezzo, il 30 dicembre, si celebra una Messa nel giorno della sua festa, che rievoca la traslazione e la deposizione della salma del santo nella chiesa milanese di Sant’Eustorgio.
Bianca Nicoli, nella tesi di laurea dal titolo “Concorezzo nel Medioevo”, basandosi sullo studio dei calendari liturgici, sostiene invece che Eugenio sarebbe stato un oriundo africano, che operò poi in Corsica con il compagno Vindemiale, con numerose conversioni e miracoli, per la difesa della ortodossia cristiana.
Dopo la morte dei due missionari avvenuta in tempi diversi, le spoglie di Vindemiale sarebbero state trasportate a Treviso; in seguito qualcuno si sarebbe preoccupato di ricercare e trasportare a Milano anche quelle di Sant’Eugenio.
Questa ipotesi è valorizzata dal fatto che il Martirologio Geronimiano segna al 1 febbraio: “Passione dei santi Vindemiale e Eugenio”. Questo spiegherebbe perché i Concorezzesi scelsero proprio il 1 febbraio per la dedicazione della chiesa a Sant’Eugenio e perché venerarono poi sempre il santo in tale giorno.
Anche il calendario fondamentale della chiesa monzese del sec. XII-XIII riporta al 1 febbraio la festa di Sant’Eugenio. Infine, anche il testamento di Deusdedit e Senator dell’853 testimonia la presenza del culto di Sant’Eugenio in Concorezzo fin dal IX sec., in modo particolare il 1 febbraio.
Riprendiamo la storia della chiesa. In un sentenza giudiziaria dell’892 si afferma che l’abate Pietro, del monastero di Sant’Ambrogio in Milano, cedette all’Arciprete della basilica di San Giovanni in Monza la chiesa di Sant’Eugenio in Concorezzo e le terre annesse, in permuta della chiesa di San Giorgio in Cologno. Da allora la nostra chiesa fu legata al capitolo del duomo di Monza e ciò venne confermato in ben 6 bolle papali di vari periodi, dal 1120 al 1453.
A proposito del legame di Sant’Eugenio con Monza, la fantasia popolare immaginò misteriosi collegamenti sotterranei tra la nostra chiesa, il duomo di Monza e il palazzo scomparso della Regina Teodolinda. Se ne parla ancora oggi, con aria di grande mistero. Tuttavia questa non può che essere pura leggenda, dal momento che la chiesa fu costruita un secolo e mezzo dopo la morte della Regina Teodolinda.
Dalla sentenza giudiziaria dell’892, che abbiamo prima citato, in avanti non abbiamo più notizie di Sant’Eugenio per alcuni secoli. Sicuramente essa dovette attraversare un periodo difficile quando, attorno al XII secolo, si diffuse l’eresia dei Catari. Infatti proprio qui a Concorezzo esisteva la più importante “chiesa” catara di tutta Europa, che contava ben 1500 “perfetti”, come venivano chiamati dai cattolici i “sacerdoti” catari. In quei tempi la chiesa di Sant’Eugenio, isolata in mezzo all’eresia, non visse certamente momenti tranquilli.
Di essa si torna a parlare negli atti pastorali del 1570, quando la sua giurisdizione era già stata sottratta al capitolo monzese, in seguito alla riorganizzazione delle parrocchie operata da San Carlo Borromeo.
Nella relazione di quella visita pastorale si dice di un’immagine della Madonna che tempo addietro, nel 1520, aveva dato “signa miraculosa”, per cui verso questa chiesa ebbe inizio un grande concorso di popolo. Ancora oggi un dubbio rimane circa l’identificazione precisa di questa immagine: se sia quella che ora vediamo dietro l’altare maggiore o quella sopra l’altare secondario della navata laterale destra, conosciuta come la Madonna dell’aiuto (”Mater auxilii”). La venerazione della Madonna dell’aiuto era allora molto diffusa nella nostra zona.
Notizie successive su questa chiesa le abbiamo nel 1581, quando la relazione della visita pastorale dell’arcivescovo Carlo Borromeo parla di una chiesa in buono stato, ad una sola navata, certamente com’era stata fin dall’ origine, con due altari non consacrati, ma dove tuttavia si celebrava Messa. Si dice anche che, oltre alla porta principale, ve n’era fin d’allora una secondaria, sul lato sud, che portava a sei locali attigui, occupati dalle vergini di Sant’Orsola, ancora in attesa di prendere i voti, già segnalate come presenti nel 1570, al tempo della precedente visita pastorale. Esse avevano il compito di assistere gli infermi e di insegnare i primi elementi di fede alle bambine.
Nel XVII sec. la chiesa di Sant’Eugenio divenne proprietà dei signori di Concorezzo, che nominarono il cappellano, il Priore e i Deputati della “Confraternita della Madonna di Sant’Eugenio”, la più antica a Concorezzo.
Quello fu un periodo di accesi contrasti con il parroco, che intendeva ingerirsi nell’amministrazione laicale della chiesa. Nel 1705 il Conte Pirro De Capitani, dal 1690 grande feudatario del paese, chiese addirittura il diritto di patronato sulla chiesa di Sant’Eugenio, ma il privilegio gli fu negato, perché a suo supporto non vi erano prove concrete.
Verso la metà del XVIII secolo i contrasti si affievolirono e Sant’Eugenio, tranne una breve parentesi durante la dominazione francese, quando le sue proprietà andarono all’asta, passò alle dirette dipendenze della parrocchia, rimanendovi fino ai giorni nostri.
Intanto la chiesa continuava ad essere meta di pellegrinaggi verso la “Madonna miracolosa”.
L’entusiasmo di questi pellegrinaggi crebbe a tal punto che nel 1858 il parroco Meraviglia, per arricchire la chiesa, dotò il suo campanile di tre campanelle dai suoni argentini.
Intanto, con il passare del tempo, l’edificio si era molto deteriorato: la struttura era malandata e l’interno era completamente disadorno. Inoltre la chiesa era diventata inadeguata all’aumento della popolazione e quindi non più adatta al numero delle ragazze che già alla fine del XIX secolo vi frequentavano l’oratorio. Per questo don Giovanni Maggi, parroco a Concorezzo dal 1906 al 1918, pensò alla necessità di un restauro e di un ampliamento, progettando di aggiungere due navate laterali all’unica navata esistente. Sennonché si era allora nel periodo anche economicamente disastroso della prima guerra mondiale, per cui la parrocchia non ebbe la possibilità economica di procedere a quel rifacimento.
L’interno
A distanza di quasi dieci anni dalla fine della I guerra mondiale, nel 1928, il nuovo parroco don Antonio Girotti pensò di riprendere il vecchio progetto del parroco Maggi, interrotto per la guerra. A questo scopo chiamò a raccolta tutta la popolazione, perché si impegnasse economicamente nella ristrutturazione della chiesa. E così avvenne.
Il progetto del restauro fu affidato all’architetto Mons.Giovanni Polvara della Scuola del Beato Angelico di Milano e la chiesa fu trasformata come si vede ora.
Innanzi tutto si procedette al suo ingrandimento, con l’aggiunta di due piccole navate laterali. Queste furono separate da quella più grande centrale con archi a tutto sesto, ricavati dalla parziale demolizione dei vecchi muri laterali e sostenuti da pregiate colonne monolitiche di granito di Baveno.
Sotto ogni arco, lungo le navate e ai lati dell’altare furono appesi lampadari in ferro battuto con motivi floreali, che contribuiscono a ricreare nell’ambiente un’atmosfera antica.
Fu conservato il vecchio soffitto a cassettoni, caratteristico delle antiche basiliche, con dipinti in verde, bianco e nero, che variano e si ripetono in grossi rettangoli, contenenti all’interno quadrati più piccoli. Rimasero inalterati anche l’abside e l’antica volta a tutto sesto sovrastante l’altare. Quest’ultimo, anticamente addossato alla parete, venne rivolto verso il popolo, com’era nei primi tempi del Cristianesimo, posizione che fu poi ripresa in tutte le chiese della Cristianità dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Prima di demolire il muro laterale destro della precedente navata unica, nella quale fino a metà del Settecento vi era un pulpito, venne staccato un affresco, di stile cinquecentesco, rappresentante la Madonna, che potrebbe essere quella miracolosa. Esso fu poi trasferito su tela e collocato come pala sopra il piccolo altare della navata laterale destra, dove si trova tuttora. L’altro piccolo altare, quello di sinistra, è dedicato a Sant’Eugenio, la cui immagine è affrescata sulla parete. Il dipinto dell’abside rappresenta una Madonna che regge sulle ginocchia il Bambino Gesù. Essa è contornata da una decorazione formata da cherubini che la racchiudono in un ovale verticale, che dà slancio al dipinto.
All’altare si accede salendo tre gradini e passando tra due balaustre in marmo chiaro di Verona. Sulle balaustre sono incise alcune croci uncinate (presenti anche sull’altare dell’oratorio di Sant’Antonio), un simbolo magico religioso diffuso presso molte popolazioni fin dalla preistoria.
Sul marmo dell’altare sono stati incisi i simboli biblici delle dodici porte di Gerusalemme e delle dodici tribù d’Israele. Sul tabernacolo è stato posto un coperchio di legno intarsiato con scritte e motivi decorativi. Ai fianchi del tabernacolo sono state incise figure di agnelli, che simboleggiano le genti che camminano verso Cristo.
Sotto l’unica finestrella che dà luce all’altare vi è la scritta “Altare privilegiato”, a indicare che viene concessa l’indulgenza plenaria al defunto o ai defunti per il quali da questo altare si celebra la Messa di suffragio.
Sui lati dell’altare si aprono due porte, quella di destra conduce alla sacrestia e da qui al cortile interno, da quella di sinistra si accede al campanile.
Le pareti delle navate laterali sono state affrescate con colori uniformi, su tinte gialle, in alto più vivaci, in basso più sfumate; le decorazioni, fino all’altezza dei capitelli delle colonne, riproducono motivi floreali come tralci, grappoli d’uva, uccelli e pesci, che rendono vivace l’insieme. Più in alto sono stati dipinti motivi arborei bianchi in campo azzurro. Si notano poi i simboli dei quattro evangelisti, due sulla parete comunicante con l’altare e due sulla parete posteriore, a fianco dell’ingresso. Su quest’ultima sono state affisse due lapidi, una a sinistra e una a destra della porta, recanti i nomi dei benefattori, ditte e privati, che contribuirono al restauro di cui stiamo parlando.
Più avanti, negli anni Settanta del 1900, nella chiesa fu installato un impianto di riscaldamento, fu migliorato l’impianto acustico e quello di illuminazione e vi fu collocato un armonium.
Negli anni successivi al sopra ricordato restauro radicale del 1928 nella chiesa si andarono manifestando col tempo progressivi segni di degrado, a causa sia delle infiltrazioni delle acque meteoriche della copertura, sia dell’umidità di risalita nelle murature. Tale situazione stava compromettendo in particolar modo le decorazioni pittoriche interne e gli intonaci della facciata. Inoltre si rendeva necessario il rifacimento e/o l’adeguamento degli impianti tecnologici per adeguarli alle nuove norme.
Nel 2008, quindi, il parroco don Pino Marelli ha affidato l’incarico di un progetto di risanamento conservativo e restauro all’architetto concorezzese Gian Battista Confalonieri. Dopo l’autorizzazione della Sovrintendenza ai beni architettonici e ambientali di Milano, i lavori sono iniziati nella primavera del 2010 e sono terminati nell’aprile 2011.
Sono state eseguite le seguenti opere:
- il restauro della facciata esterna
- il risanamento delle murature dall’umidità con la formazione di una barriera chimica
- il rifacimento completo della copertura in coppi del tetto
- il restauro pittorico delle decorazioni interne degli affreschi e del soffitto ligneo a cassettoni, nel rispetto dell’originalità dei manufatti
- il rifacimento dell’impianto di riscaldamento e l’adeguamento dell’impianto elettrico.
La facciata e il campanile
La facciata della chiesa è in stile romanico, con il tipico tetto a capanna, con embrici e tegoloni, sormontato da una croce. L’aspetto che ne risulta è quello di una vecchia basilica medioevale.
La copertura del tetto, sporgente sopra la facciata in corrispondenza della navata centrale, è sostenuta da una serie di montanti in legno di abete, incastrati nel muro e appoggiati su basamenti di pietra. In corrispondenza, invece, delle due piccole navate laterali, il muro della facciata è più basso di quello centrale e sopra di esso appoggiano due tetti minori.
Nella facciata si aprono tre porte d’ingresso, con gradini di granito, una più grande al centro, che immette nella navata centrale, e due più piccole ai lati, per le quali si accede alle navate laterali. Esse hanno architravi e stipiti di granito, che spicca nettamente sul contorno della muratura intonacata di color mattone.
Alto sulla porta centrale spicca un grande rosone, mentre appena sopra le due porte laterali si aprono due finestrelle con arco a tutto sesto, protette da griglie esterne in ferro, dotate di vetri colorati composti di elementi circolari che, come quelli del rosone, riproducono il simbolo della croce.
La torre campanaria, che si vede sulla sinistra(un tempo era vicina alla porta), fu alzata nel XVIII secolo e mostra corsi regolari di mattoni a vista, interrotti da cornici orizzontali.
Il piazzale
Il grande piazzale, con il suo bel prato verde che isola la chiesa dalla strada e la mostra prospetticamente in tutta la sua bellezza, ebbe nei secoli tutt’altre destinazioni. Durante le pestilenze che colpirono anche Concorezzo fino al XVI secolo, i morti venivano seppelliti in fosse comuni appositamente ricavate sui piazzali delle chiese, a Concorezzo proprio qui su questo piazzale e su quello della chiesa altrettanto antica di Sant’Antonio. Solo in occasione della peste del 1629-1631 fu allestito un Lazzaretto, lontano dall’abitato, la cui cappella esiste ancora oggi, anzi è stata recentemente restaurata.
Un particolare. Nel XVIII secolo anche sul piazzale di Sant’Eugenio, come su quello di Sant’Antonio e in diverse corti del paese, erano piantati dei gelsi.
Quando nel 1810 fu demolita la vecchia chiesa parrocchiale di San Damiano, posta all’incrocio fra le attuali via Cesare Battisti ed Enrico Toti, anche il vecchio cimitero attorno ad essa fu abbandonato. Esso non era recintato e quindi era aperto al passaggio delle persone e degli animali, inoltre aveva tumuli a livelli diversi, sui quali cresceva l’erba. Soprattutto mancavano le croci, che almeno lo distinguessero da un campo comune. Perciò non c’è da meravigliarsi se durante la ristrutturazione avvenuta nel secolo scorso del cortile dei Signori Limonta in via Cesare Battisti vennero rinvenute ossa umane anonime, che i testimoni oculari affermano essere state raccolte alla rinfusa e portate in discarica.
Abbandonato quel vecchio cimitero, esso fu sostituito da questo piazzale, situato fuori dall’abitato, che risultava rispondente alle richieste del decreto napoleonico del 1806, che estendeva al Regno Italico l’obbligo di seppellire i morti fuori dalle chiese, in luoghi esterni all’abitato. Nel 1855 questo cimitero venne ampliato e circondato da un muro. In seguito, quando il numero della popolazione giunse quasi a 3000 anime, anche questo cimitero divenne insufficiente e nel 1890 venne benedetto il nuovo cimitero, congiunto al precedente attraverso un viale. Esso costituì la prima parte dell’attuale cimitero, con il Viale delle Rimembranze, benedetto nel 1926. Oggi all’ingresso del viale, seminascosto sulla sinistra, si può notare ancora un vecchio ossario di almeno un secolo anteriore all’apertura del cimitero di Sant’Eugenio, forse proveniente da quello di San Damiano.
Successivamente il cimitero fu soggetto ad ulteriori ampliamenti, che si susseguono tuttora, dato che il numero degli abitanti di Concorezzo, dai 1500 circa del XVIII secolo si sono ora più che decuplicati e sono giunti ad oltre 16mila.
Torniamo al piazzale. Dopo un rifacimento nel 1928, nel 1968 vennero realizzati altri lavori: il viale che porta alla strada provinciale e un secondo viale verso il centro del paese e la sistemazione del tappeto erboso, con la piantumazione di alberi. Nel 1993 il piazzale è stato definitivamente sistemato com’è ora: il tappeto erboso è stato coltivato a prato e, per illuminare la facciata, sono state installate due luci calde, che rendono suggestiva la visione del complesso.
Nel muro a sinistra della facciata si apre un grande portone, che ci permetterà di accedere al cortile.
Il cortile
Questo cortile, come si vede, è dominato da grandi alberi centenari e in fondo ad esso nel 1928 è stata ricostruita la grotta di Lourdes, con le statue della Madonna e di Santa Bernadette. Lungo tutto il lato sud del cortile il parroco Girotti fece costruire un porticato, allo scopo di offrire un riparo dalle intemperie alle ragazze che frequentavano l’oratorio.
Successivamente la parte destra del porticato è stata chiusa e ne sono stati ricavati dei locali che, insieme con il complesso di fabbricati sulla destra della chiesa, costituiscono il “Centro Socio Educativo” del “Volontariato Sant’Eugenio”, un’associazione nata nel 1982 nell’ambito della nostra Parrocchia, con la finalità di promuovere, organizzare e gestire interventi concreti a favore di persone con gravi bisogni psico-sociali.
La chiesa oggi
Oggi in questo complesso il 15 agosto viene celebrata la festa dell’ “Assunzione di Maria Vergine in cielo”.
Nelle sere precedenti si tiene una novena di preghiere in preparazione, molto frequentata.
Questa festa è anche chiamata familiarmente “La festa di tusann “, perché le ragazze delle associazioni religiose qui si riunivano per le loro attività oratoriane.
Al mattino della domenica si celebra una S.Messa solenne all’aperto, davanti alla grotta di Lourdes, poi si vendono fiori e torte preparate e offerte dalle famiglie a beneficio della chiesa.
Per mezzogiorno viene allestita una tavolata all’aperto in cortile, per un pranzo dedicato alle famiglie e alle persone sole.
Al pomeriggio in chiesa si cantano i vesperi e poi in cortile si tiene una grande tombolata e si fanno giochi vari.
Alla sera la giornata si chiude con la recita del S.Rosario davanti alla grotta.
Altre celebrazioni di S.S.Messe si tengono in questa chiesa per la “Festa dell’Ammalato” in maggio e per quella del “Volontariato S.Eugenio”.
Per il resto questa chiesa è richiesta per la celebrazione di numerosi matrimoni, a causa del suo fascino antico.
Ma, al di là di tutto questo, oggi la chiesa di S.Eugenio,
posta lontana dal centro urbano, con il suo cortile e la grotta di Lourdes, costituisce un luogo ideale per la meditazione e la preghiera, che qui si possono svolgere in un assoluto silenzio e in una magica atmosfera millenaria.


Restauro chiesa di S.Eugenio