Cappella del Rosario

Via Cesare Battisti 5-8, 20863 Concorezzo (MB)

Cappella del Rosario

Questa cappella è l’unico resto della primitiva chiesa di Concorezzo, dedicata a San Damiano, che qui sorgeva intorno all’anno Mille, diventata poi parrocchiale nel XVI sec. Di quell’antica chiesa la presente cappella era un altare, rimasto per secoli in abbandono fino al 1942, quando i fratelli Francesco ed Angelo Villa la fecero restaurare, in memoria del padre Achille. Sopra l’altare si vede l’immagine della Madonna del Rosario, contornata da 15 medaglioni raffiguranti i misteri del Rosario. Da allora questa cappella, che un tempo si chiamava “dei Magi”, assunse il nome di “Cappella del Rosario”. Nel 1996 fu oggetto di un nuovo restauro, il cortiletto d’ingresso venne delimitato da un basso cancello.

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Cappella del Rosario

Questa cappella è quanto rimane dell’antica parrocchiale di Concorezzo, dedicata a San Damiano.
Inizialmente, a differenza di quanto accade oggi (in cui la chiesa parrocchiale è dedicata ai santi Cosma e Damiano) la chiesa era dedicata esclusivamente a S.Damiano. Sorge pertanto il dubbio che si tratti non dei due santi martiri, ma di S.Damiano, vescovo di Pavia, che operò nell’Italia settentrionale per estirpare l’arianesimo. In questo caso saremmo di fronte ad una tipica dedicazione longobarda.
Accanto al nome di S.Damiano negli atti di visita pastorale del XVI sec. appare quello di S.Cosma; da tale periodo in poi, la chiesa figura sempre come chiesa dei Santi Cosma e Damiano .
La prima notizia sulla chiesa dedicata a S.Damiano ci viene da un atto di donazione steso nel maggio del 1098 a Concorezzo dai coniugi di legge longobarda Bonsignore del fu Alberto e Candida, come era molto in voga in quei tempi, in favore della chiesa e monastero di S.Damiano a Concorezzo.
L’edificio era posto nella piazza omonima, all’angolo fra le attuali via C.Battisti e via E.Toti, con l’ingresso rivolto a ovest.
Dopo di che se ne perdono le tracce fino alla comparsa nella diocesi di Carlo Borromeo, sotto il quale, nel 1565, questa chiesa divenne parrocchiale, e fu dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Il Dozio ci dice che nel 1570 era ancora senza battistero, perché la chiesa plebana di Vimercate era la parrocchiale per tutta la pieve, e soltanto in essa si celebravano le funzioni parrocchiali. L’uso di battezzare i bambini appena o da poco nati (il battesimo veniva prima amministrato a persone già in età) si introdurrà più tardi con lo sciogliersi dell’antico originario ordinamento parrocchiale, ossia col formarsi delle rettorie nei singoli villaggi delle pievi. La chiesa di S.Damiano aveva quattro altari, il maggiore con l’abside tutto ornato all’interno da vecchi dipinti a fresco, come erano perlopiù gli absidi delle antiche chiese, l’altare di S.Simone apostolo, del Corpus Domini e dell’immacolata Concezione, i quali ultimi due son da credere aggiunta, o nuova dedicazione, fatta dal 1300 in poi : aveva annesso un piccolo campanile con due campane, cosa assai rara a quei tempi nelle stesse chiese parrocchiali.
Infatti ancora nel 1500 le chiese di molti paesi al posto del campanile avevano sul tetto della chiesa un pilastrello arcuato da cui pendeva una piccola campana.
In ogni caso questa chiesa ha un rettore a metà 1400 in Giorgio de la Barreta.
Ma sentiamo che cosa dicono i documenti della curia milanese su questa chiesa : <<1567 - domenica 3 agosto - i visitatori arcivescovili, lasciato Cologno, raggiunsero la terra di Concorezzo distante 5 miglia e fecero il loro ingresso nella chiesa principale, sotto il titolo dei SS.Cosma e Damiano. Partecipò il popolo ed essi concessero un’indulgenza di 40 giorni...Proseguirono la visita lunedì 4 e, dopo la messa nella parrocchiale, procedettero all’assoluzione solenne per i morti. Amministrarono, quindi, il sacrum Chrisma (la cresima) a diversi fedeli del luogo...>>. Della chiesa solo qualche cenno :<<...l’altare maggiore ha un’antica icona in legno ; l’altare sotto il titolo di corpo di Cristo custodisce il tabernacolo col sacramento a lato dell’altar maggiore, sul quale ogni giorno celebra la messa prete Polastri per devozione di Ottaviano Rabia. Dall’altro lato dell’altar maggiore sta quello dedicato a S.Simone...sul muro dell’altare di S.Maria concetta è dipinta la figura dell’assunzione della Vergine insieme a molte altre figure. Questo altare è riservato alla scuola sotto il titolo della Concezione che lo fece dipingere e sul quale detta scuola fa cantare messa solenne nel giorno seguente l’ufficio per i morti...>>.
Dopo una visita compiuta nel 1578, si ordina di togliere da questa chiesa panche, sedie e altre cose da sedere <>
Ed arriviamo alla visita del primo Borromeo :<<1581, domenica 4 giugno :visitò la chiesa parrocchiale dei SS.Cosma e Damiano. Consacrata si crede, sebbene della consacrazione non rimanga alcuna memoria. Il tabernacolo, in legno, è abbastanza spazioso e decorosamente indorato e decorato con bei dipinti : una lampada vi è sempre accesa. Verso la metà della chiesa sta un piccolo candelabro a cinque luci che vengono accese nelle solennità. Il Battistero si trova nella parte aquilonare della chiesa, vicino al campanile, e non ha una cappella propria, ma è recintato con sbarre di legno. Il sacrario è all’esterno delle sbarre del battistero, sulla parete settentrionale della chiesa. I sacri oli si conservano nella sacrestia, in un armadio. L’altare maggiore, che guarda ad oriente, è posto sotto una cappella ad arco decorata con pitture. Non è consacrato, ma contiene una pietra consacrata. Dista dalla parete posteriore almeno 8 cubiti. Dietro l’altare vi sono scanni di legno, aderenti alla parete, dove si recitano gli offici. All’inizio della navata aquilonare vi è l’altare di S.Stefano, non consacrato, né recinto, né secondo le disposizioni. Non vi si celebra a causa dell’eccessiva vicinanza all’altare maggiore. Infatti, se vi si celebrasse messa contemporaneamente (a quella sull’altar maggiore) i sacerdoti sarebbero disturbati a vicenda. Della navata meridionale fa parte l’altare della Beata Vergine, non secondo le disposizioni, volto a mezzogiorno, non consacrato. In testa alla medesima navata vi è l’altare dell’Annunciazione della B.V.,volto ad oriente, non secondo le prescrizioni, non consacrato e non recintato. Non vi si celebra per la stessa ragione che è stata riferita per l’altare situato a settentrione...Vi è, inoltre, una cappella eretta in onore di S.Marco con legato di Marc’Antonio Gallarati (quella che passerà poi a Pirro de Capitani e alla sua famiglia fino alla demolizione della parrocchiale). La chiesa ha tre navate sottotetto fatto di tavole, ma la copertura nella parte sud presenta fenditure. L’unico confessionale, collocato in una cappella della navata aquilonare, non è del tutto conforme alle disposizioni...Un pulpito è attaccato alle colonne della navata settentrionale ed è fatto di assi che si possono rimuovere. Due sono le pile dell’acqua benedetta una delle quali sta accanto alla porta principale. I vasi degli oli per le lampade si conservano in una nicchia che si trova sull’altar maggiore. La porta è una sola quasi di fronte all’altare maggiore : ma esiste un uscita anche nella navata a settentrione. Due le finestre nella cappella principale fornite di un riparo di vetro. Il pavimento è composto di pezzi di pietre. Il campanile si eleva nella parte aquilonare della chiesa vicino alla porta principale e ha due campane>>.
Seguono i decreti del Borromeo per le modifiche da apportare all’interno e all’esterno dell’edificio sacro ; ma i dati che si ricavano dai documenti di curia parlano di incuria e di non osservanza delle disposizioni arcivescovili. E questo fin quasi al momento della sua profanazione. Dalle ordinationes seguite alla visita pastorale dell’arcivescovo Cesare Monti nel 1643, ad esempio, viene riferito di un altare a S.Ambrogio e di sedili ricavati nel muro, su entrambe i lati, all’interno della chiesa. E che il cimitero va protetto dall’accesso di animali, secondo il rito. Apprendiamo, altresì, che la strada è contigua alla chiesa.
Mentre da una visita vicariale compiuta nel 1748 veniamo a sapere che :<>.
E procediamo nelle descrizioni prese sempre da simili carte :<<1756...il frontone di questa parrocchiale è mediocre. Davanti alla porta non è stato costruito alcun atrio né vestibolo. Sulla sommità di detto portone attira lo sguardo una croce di ferro fermamente infissa...L’edificio sta sopra un terreno alquanto più elevato rispetto a quelli circostanti ed è assai lontano da ogni rumore ; venne costruito in forma oblunga...Presenta tre navate divise da colonne quadrate in laterizio...Sulla sinistra di chi accede alla chiesa si erge la torre campanaria di forma quadrata nella quale sono sospese tre campane consacrate e sulla sua sommità è ben visibile una croce di ferro. Per l’utilità degli abitanti del luogo il campanile è stato fornito di orologio. L’ingresso alla torre campanaria avviene attraverso una porta aperta nella chiesa.... Il cimitero nel quale non invalse mai l’uso di seppellire i cadaveri, gira attorno alla chiesa ed è recintato con lunghi pali>>.
Era stato costruito pure un ossario di forma quadrata elegantemente ornato con dipinti sacri per custodire, secondo le disposizioni, le ossa dei defunti. Tre sedili erano riservati nella chiesa rispettivamente alla famiglia De Capitani, ai Rabbia e al signor Ignazio Rossi. La sacrestia era verso mezzogiorno, accanto alla cappella più grande. L’altare maggiore veniva spostato dopo l’approvazione del cardinale Pozzobonelli nel marzo del 1747 e vi si accedeva per due gradini di marmo dal piano della cappella. Alla morte di Don Torracchini (1766) si parla dell’altare maggiore di marmo. Dal novembre 1704 è installato in questa chiesa un organo. L’organo, nel 1756, si trova nella zona del pulpito e serve nei giorni di festa stabiliti. Il pulpito, dalla forma quasi quadrata, sempre di tavole, ma lavorate, è collocato in bella posizione fuori, ma vicino all’altare maggiore e vi si sale per una scala di legno. Tre sono i sedili riservati a confessionali, uno a destra l’altro a sinistra di chi entra nella chiesa e il terzo vicino alla porta principale. Il tabernacolo è di marmo e sta sopra la parte posteriore dell’altare. Tre le lampade : una per l’altare maggiore sempre accesa ; una davanti all’altare della B.M.V. del SS.Rosario e una davanti all’altare di S.Marco. Anche le pile contenenti l’acqua benedetta sono ancora due, di marmo, aderenti alle colonne della chiesa, ma sostenute a loro volta da colonnine di marmo, una a destra, l’altra a sinistra. In testa alla chiesa, che guarda la parte orientale, la cappella più grande venne costruita in forma quadrata e vi si accede per due gradini. Il suo pavimento è coperto da tavelle, con piccole colonne di marmo, dalla parte anteriore, dove c’è l’ingresso e dalla parte posteriore sedili di noce ad uso di tutto il clero. Sulla destra, uscendo dalla cappella più grande si incontra l’altare della B.V. del Rosario. Sulla sinistra la cappella di S.Marco che ha sui due lati due lunghe iscrizioni : legato Pirro de Capitani, 30 ottobre 1689 ; e legato Marco Antonio Gallarati, 1580, raccolto dal medesimo Pirro. Porte : si entra nella chiesa attraverso due porte di forma quadrata costruite <> di cui la prima si distingue dall’altra per grandezza, per ornamento e per larghezza. Entrambe vengono chiuse con battenti di robusto noce e sono fornite di chiavistello, spranga e chiave.
Finestre : su parere di un valente architetto (del quale però non si cita il nome) vennero aperte 11 finestre attraverso le quali le cappelle vengono sufficientemente illuminate. Ciascuna finestra è munita di inferriata e di vetri trasparenti e sono così distribuite : una semiovale sulla facciata della chiesa ; cinque nella chiesa ; due nella cappella più grande ; due nella cappella di S.Marco ; una in quella della B.V., tutte di forma quadrata>>. Adesso nella chiesa sappiamo che sono scavati sette sepolcreti riservati : uno ai parroci e sacerdoti ; uno ai confratelli di S.Marta e uno ai defunti della famiglia de Capitani che esercita juspatronato (degli altri non si dice). Sotto terra le donne rimanevano separate dagli uomini come alle funzioni in chiesa.
Il tetto era coperto con embrici, gli uni con gli altri congiunti, che consentivano lo scarico delle acque piovane. Il pavimento di laterizi non era uniforme. Le pareti interne ed esterne erano rivestite di calce ed intonaco. <>.
Di sporcizia e di ragnatele non si parla più come sul finire del 1500 e in epoche più tarde.
Il Villa, parlando dei Grassi da Concorezzo scrive che furono proprio questi nobili a procurare a questa chiesa fin nel 1300 una campana, offrendola in memoria per l’avvenuta guarigione di un congiunto, forse a quel S.Crocifisso ritenuto miracoloso, che ancor oggi si venera nella nuova parrocchiale. Intorno a questo crocifisso, corrono ancora nel paese diverse leggende. Una lo ritiene opera di S.Luca, portato in Italia da S.Elena. Un’altra tradizione vuole che tempi addietro Concorezzo soffrisse di siccità; il crocifisso a quei tempi si sarebbe trovato appeso sotto la grondaia della chiesa di S.Damiano. Il popolo per essere esaudito ad avere la pioggia, pensò di far togliere quel crocifisso e portarlo in processione. Avvenne in miracolo, si ebbe l’acqua. Ben presto però, i Concorezzesi dimenticarono il beneficio avuto e riappesero il crocifisso al vecchio posto indecoroso. Dopo tre anni si ebbe di nuovo bisogno d’acqua e ancora una volta il popolo ricorse al S.Crocifisso, ma il risultato fu diverso, grandine e rovina. Si credette ciò, segno di Dio per averlo mal ricompensato e il crocifisso da allora fu collocato con devozione nell’interno della chiesa
Nel 1799 don Angelo Maria Frigerio, parroco di Concorezzo, scriveva :<<...Detta chiesa è antichissima, fabbricata o addattata fino dal primo al secondo secolo dell’andante Millesimo secondo cognizione degli Antiquari ; è piccola per il popolo, ed è anche indecente...>>. Da questa constatazione parte il progetto di una nuova parrocchiale, che si concretizzerà nel 1810 sotto la supervisione dell’architetto Cagnola.
Il 2 maggio 1810 il parroco riceve dal vicario generale <>
Nel 1840 il Convocato generale degli estimatori del Comune di Concorezzo approva <>) detta di S.Damiano situata all’interno del Comune>> per lire 500 (contro le 550 lire offerte dal Conte Giovanni Melzi) alla contessa Giovanna Serbelloni vedova de Capitani e <>.
Stando a don Bonomi, ma siamo alla fine del 1800, <>. I resti di questa cappella, recentemente restaurata per il centenario della chiesa parrocchiale, si possono visitare ancora oggi in via Cesare Battisti. La colonnetta con piedistallo biancastro che si scorge ancora sulla parte sinistra della cappella del Rosario è senza dubbio una delle colonnette già esistenti nell’antica parrocchiale. Il 4 ottobre 1942 il parroco don Carlo Pellegatta inaugurava l’attuale cappella dedicata <> in via Cesare Battisti con una nuova decorazione opera dei fratelli Francesco e Angelo Villa a ricordo del loro defunto genitore Achille.
I CIMITERI
Intorno alla chiesa vi era un piccolo cimitero.
L’uso cristiano di inumare i cadaveri è solitamente considerato come la continuazione di quello tradizionale presso gli ebrei. Ma il mondo greco-romano conosceva alle origini tanto la cremazione quanto l’inumazione.
Fin dall’epoca di Costantino l’area delle basiliche e le immediate vicinanze ospitarono una fitta serie di tombe scavate nella terra e più tardi sotto i portici annessi alle chiese si allinearono i sarcofagi, i monumenti e le prime iscrizioni funerarie, modesti o sontuosi secondo le epoche e i personaggi cui erano destinati. La chiesa cattolica, sin dai primi tempi della sua affermazione, ebbe sempre cura di mantenere i suoi fedeli nettamente separati dai pagani anche nella sepoltura.
I cimiteri cristiani, come quelli pagani, erano disposti lungo le strade che conducevano fuori città.
Nel IX secolo già si trova in atto il divieto della chiesa di seppellire i morti nei templi. Ma con il passare dei secoli venne per gradi a concedere la sepoltura nelle chiese ai vescovi, quindi ai monaci ai sacerdoti, successivamente a quei laici con particolari meriti. Nessun codice, tuttavia stabiliva i titoli di benemerenza per la sepoltura dei laici in chiesa e perciò venivano sepolti nelle chiese i ricchi dai quali gli ordini religiosi traevano larghi benefici. In tal modo rapidamente l’uso della sepoltura nelle chiese divenne generale a favore della classe ricca. Una decretale di Innocenzo III contribuì a convalidare la tradizione che si stava formando. Nell’alto medioevo quindi, e ancora in epoca moderna, i morti venivano sepolti nelle chiese dei loro villaggi o nei cimiteri sorti intorno alle medesime : fosse singole e, nei momenti di epidemie, comuni.
Nel seicento, uno dei decreti usciti dai sinodi di Carlo Borromeo fu proprio dedicato alla cura dei cimiteri cristiani.
In quell’epoca i cimiteri di Concorezzo erano, come ci dicono i Decreta generalia della visita pastorale del cardinale Monti nel 1643, il più delle volte ancora senza ripari intorno per cui vi entravano anche gli animali. Alcuni presentavano addirittura dislivelli al loro interno per tumuli sopraelevati o vi cresceva erba, sterpi e pianticelle varie. Mancavano, inoltre, di croce che li distinguesse da un campo comune.
A Concorezzo dal 1714 al 1777 si continuò a seppellire in chiesa anche se nel 1756 nel registro dei morti della parrocchia il cardinal Pozzobonelli comandava di tornare a seppellire i morti nei cimiteri secondo gli antichi costumi. Ma è dello stesso cardinale il decreto per l’iscrizione del 1773 sulla lapide del conte Francesco Rabbia la cui tomba era in chiesa. All’interno delle chiese si ritrovano, infatti, numerosi i sepolcreti fin quasi nel 1800, anche se verso la metà del secolo XVIII°, con l’estendersi dei centri urbani, motivi igienici spinsero i governi a proibire, salvo eccezioni, le sepolture nelle chiese e nei terreni adiacenti ad esse.
Del 22-5-1762 è un editto dei presidenti e conservatori generali del supremo magistrato della Sanità dello Stato di Milano contenente dieci norme per la sepoltura dei cadaveri.
Con editto sovrano del 18.1.1776 si ingiungeva di far ripristinare l’uso di seppellire i cadaveri fuori dalle chiese e lontano dall’abitato, incaricando i Cancellieri del Censo e i deputati dell’Estimo di far costruire, dove non sono ancora eseguiti, i cimiteri nei siti, forme e modi indicati nell’articolo ottavo della circolare 31.12.1774 e di far chiudere i sepolcri privati delle famiglie esistenti nelle altre chiese e negli oratori.
Del 23-2-1776 è una circolare del cancelliere dell’arcivescovado di Milano che invita i vicari foranei delle nostre pievi a promuovere quanto era stato concordato dal 1748 al 1772 nelle loro Congregazioni al fine di ritornare al vecchie consuetudini di sepoltura.
Queste precisazioni rimasero, però, lettera morta sinchè il 12.6.1804 da Saint Cloud, Napoleone emanò un decreto per la Francia e per le provincie soggette, esteso il 5.9.1806 al Regno Italico, con il quale vietava il seppellimento dei morti in altri luoghi che non fossero i cimiteri, i quali dovevano essere assolutamente collocati fuori dell’abitato.
Il passaggio delle sepolture urbane ai nuovi complessi funerari non avvenne senza difficoltà. Se ne sente un eco negli scritti dei primi decenni del secolo scorso, quali i discorsi per i nuovi camposanti : il popolo ascoltava più le ragioni sentimentali che le difficili spiegazioni chimiche o le esposizioni storiche dei dotti.
Demolita l’antica parrocchiale di Concorezzo viene profanato il cimitero adiacente e si apre quello sulla piazza di S.Eugenio (oggi nel piccolo spazio su cui si stendeva si può notare ancora un ossario di almeno un secolo anteriore all’apertura del cimitero), su fondo del beneficio parrocchiale.